Le quattro paste romane
I romani parlano spesso delle loro paste come di un'unica famiglia. Tutte si basano sul pecorino romano, formaggio di pecora a Denominazione di Origine Protetta (DOP), e nessuna contiene panna o burro. Si capiscono meglio in quest'ordine:
- Cacio e pepe: pecorino grattugiato, pepe nero e un po' di acqua di cottura ricca di amido, mantecati fino a ottenere una crema liscia. È la più semplice e la più difficile da riuscire bene.
- Gricia: la cacio e pepe con l'aggiunta del guanciale, la guancia di maiale salata e stagionata, rosolata fino a diventare croccante.
- Amatriciana: la gricia con il pomodoro. Viene da Amatrice, sulle montagne del Lazio settentrionale, e la sua ricetta tradizionale è tutelata in Europa dal 2020: guanciale, pecorino, pomodoro, niente cipolla né pancetta.
- Carbonara: la gricia con le uova, o solo i tuorli, legati a fuoco spento con il pecorino e il pepe. Una carbonara romana non contiene né panna né pancetta affumicata. Il 6 aprile, peraltro, in Italia si celebra il «Carbonara Day».
I formati di pasta cambiano da una trattoria all'altra: spaghetti, tonnarelli (spaghetti a sezione quadrata), rigatoni, mezze maniche o bucatini, questi ultimi la scelta classica per l'amatriciana. In una trattoria di quartiere un piatto di cacio e pepe costa di solito da 9 a 15 €.
I piatti di carne e il quinto quarto
Il quinto quarto è tutto ciò che resta dell'animale una volta venduti i quattro quarti di carne pregiata: coda, trippa, frattaglie. A Testaccio gli operai del mattatoio comunale, costruito alla fine dell'Ottocento e chiuso nel 1975, ricevevano parte della paga in tagli di questo tipo, che facevano cucinare nelle osterie del quartiere. Queste ricette sono diventate dei classici:
- Coda alla vaccinara: la coda di bue cotta a lungo in un sugo di pomodoro con il sedano.
- Trippa alla romana: la trippa cotta nel pomodoro, servita con mentuccia, la menta selvatica romana, e pecorino.
- Rigatoni con la pajata: pasta al sugo di pomodoro con l'intestino di vitello da latte. Vietata nel 2001 durante la crisi della mucca pazza, la ricetta originale è di nuovo consentita dal 2015.
Per chi non ama le frattaglie, la cucina romana propone anche l'abbacchio, l'agnello da latte del Lazio (tutelato da un'Indicazione Geografica Protetta), alla griglia in costolette «a scottadito» o al forno con le patate, e il saltimbocca alla romana, una sottile fettina di vitello con prosciutto crudo e salvia, cotta nel vino bianco.
Le verdure di stagione: carciofi e puntarelle
Gli orticoltori del Lazio forniscono le verdure che accompagnano ogni pasto, e molti piatti si trovano solo nella loro stagione.
- Il carciofo romanesco: un grosso carciofo tondo e senza spine, tutelato da un'Indicazione Geografica Protetta. La raccolta va da gennaio a maggio, con il momento migliore da marzo a fine aprile. Si mangia alla romana, cotto lentamente in olio e acqua con aglio, mentuccia e prezzemolo, oppure alla giudia, fritto due volte secondo la tradizione ebraico-romana, come racconta la nostra guida del ghetto ebraico di Roma.
- Le puntarelle: i germogli di una cicoria, tagliati a listarelle sottili e serviti crudi con una salsa di alici, aglio, olio e aceto, dal tardo autunno alla primavera.
- La cicoria ripassata: cicoria selvatica sbollentata e poi ripassata in padella con aglio e peperoncino.
- I fiori di zucca: fiori di zucchina ripieni di mozzarella e alici, poi fritti, soprattutto in primavera e in estate.
- Fave e pecorino: il 1° maggio i romani fanno il picnic in campagna con fave crude e pecorino.
Il cibo di strada: supplì, pizza e trapizzino

Roma si mangia anche in piedi, al banco di una friggitoria o di un forno.
- Il supplì: una crocchetta di riso cotto nel sugo di pomodoro e carne, con un cuore di mozzarella, impanata e fritta. Si chiama «supplì al telefono» perché il formaggio, quando lo si spezza in due, forma un filo come quello della cornetta. Calcolate in genere da 1,50 a 3 € al pezzo.
- La pizza al taglio: cotta in grandi teglie e venduta a peso. Il suo funzionamento è spiegato nella nostra guida a Roma low cost.
- La pizza bianca: nei forni di quartiere, una focaccia semplicemente condita con olio e sale, che i romani farciscono spesso con la mortadella. La pizza rossa è la sua versione al pomodoro.
- Il trapizzino: un triangolo di pasta da pizza aperto a tasca e riempito con un piatto in umido (pollo alla cacciatora, polpette, trippa). È stato inventato nel 2008 a Testaccio dal pizzaiolo Stefano Callegari.
- La porchetta: il maiale arrosto alle erbe di Ariccia, nei Castelli Romani, servito nel panino.
- I filetti di baccalà: filetti di baccalà fritti in pastella, una specialità delle friggitorie del centro.
La pizza tonda della sera, in pizzeria, si distingue da quella napoletana per l'impasto molto sottile e croccante.
I dolci: maritozzo, gelato e crostata

- Il maritozzo: un panino dolce aperto e farcito con uno spesso strato di panna montata, da gustare a colazione con un caffè, tutto l'anno.
- La crostata di ricotta e visciole: una crostata ricoperta di pasta frolla, con ricotta e visciole, di tradizione ebraico-romana. La pasticceria Boccione, in via del Portico d'Ottavia, la prepara dall'Ottocento.
- I bignè di San Giuseppe: bignè fritti ripieni di crema pasticcera, in vendita da Carnevale fino al 19 marzo, giorno della festa del papà in Italia.
- Il gelato: preferite le gelaterie con le vaschette coperte e dai colori naturali (un pistacchio verde-bruno piuttosto che verde acceso).
- La grattachecca: d'estate i chioschi lungo il Tevere grattano a mano un blocco di ghiaccio e lo condiscono con sciroppo e frutta. Il più noto, Sora Mirella, si trova sul lungotevere degli Anguillara, vicino a ponte Cestio.
Quanto alle bevande, il vino bianco della regione viene dai Castelli Romani, a sud-est di Roma, a cominciare dal Frascati, una delle prime denominazioni d'Italia (1966). Le abitudini del caffè, al banco o al tavolo, sono illustrate nella nostra guida pagare a Roma.
Il calendario dei romani
Un vecchio detto romano fissa il menu di fine settimana: «giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa». Il giovedì le trattorie tradizionali servono gli gnocchi di patate, spesso al sugo di pomodoro. Il venerdì, giorno di magro nella tradizione cattolica, è la volta del pesce, in particolare del baccalà, o della pasta e ceci. Il sabato, giorno in cui si macellavano gli animali, in tavola c'è la trippa. Molte trattorie seguono ancora questo ritmo: date un'occhiata alla lavagna del giorno.
Dove assaggiare: mercati e quartieri

I mercati sono il posto migliore per assaggiare molte cose in poco tempo, con banchi di cibo di strada in mezzo alle bancarelle di frutta e verdura.
- Nuovo Mercato di Testaccio: via Lorenzo Ghiberti, in una struttura coperta moderna, metro Piramide (linea B). Dal lunedì al sabato dalle 7 alle 15.30, chiuso la domenica. Diversi banchi servono panini e piatti romani.
- Mercato Trionfale: via Andrea Doria 41, a 10 minuti a piedi dai Musei Vaticani, metro Ottaviano o Cipro (linea A). Oltre 270 banchi. Lunedì, mercoledì, giovedì e sabato dalle 7 alle 14, martedì e venerdì dalle 7 alle 19, chiuso la domenica.
- Campo de' Fiori: il mercato più centrale, dal lunedì al sabato la mattina, oggi orientato soprattutto ai visitatori.
- Mercato di Campagna Amica al Circo Massimo: via di San Teodoro 74, vicino alla Bocca della Verità, dove i produttori del Lazio vendono direttamente i loro prodotti, il sabato e la domenica dalle 8 alle 15.
- Mercato Centrale Roma: nella stazione Termini, via Giovanni Giolitti 36, una galleria di banchi aperta tutti i giorni dalle 7.30 alle 23.30, comoda all'arrivo o prima di un treno.
Per sedersi in trattoria, tre quartieri sono rinomati per la cucina romana: Testaccio, culla del quinto quarto; Trastevere, con i suoi vicoli fitti di trattorie e pizzerie; e il rione Monti, vicino al Colosseo. Il ghetto, invece, è l'indirizzo dei carciofi fritti e della cucina ebraico-romana. La sera la cucina romana prosegue con l'aperitivo e le uscite descritte nella nostra guida a Roma di notte.
Nelle strade vicine ai grandi monumenti, diffidate dei menu senza prezzi e di quelli tradotti in dieci lingue con le foto: le trappole più comuni sono descritte nella nostra guida alle truffe da evitare a Roma.
Riepilogo: cosa mangiare e quando
| Piatto | Che cos'è | Quando | Dove trovarlo |
|---|---|---|---|
| Cacio e pepe, gricia | Pasta con pecorino e pepe, con o senza guanciale | Tutto l'anno | Trattorie |
| Amatriciana, carbonara | Pasta con guanciale, al pomodoro o all'uovo | Tutto l'anno | Trattorie |
| Coda alla vaccinara | Coda di bue in umido al pomodoro | Tutto l'anno | Trattorie di Testaccio |
| Trippa alla romana | Trippa al pomodoro, mentuccia e pecorino | Il sabato | Trattorie tradizionali |
| Gnocchi | Gnocchi di patate | Il giovedì | Trattorie tradizionali |
| Carciofi alla romana o alla giudia | Carciofo stufato o fritto | Da gennaio a maggio | Trattorie, ghetto |
| Puntarelle | Cicoria cruda con salsa di alici | Dal tardo autunno alla primavera | Trattorie |
| Supplì | Crocchetta di riso fritta con mozzarella | Tutto l'anno | Friggitorie, pizzerie, mercati |
| Pizza al taglio, pizza bianca | Pizza in teglia, venduta a peso | Tutto l'anno | Forni, banchi |
| Maritozzo | Panino dolce con panna montata | Tutto l'anno, a colazione | Bar, pasticcerie |
| Bignè di San Giuseppe | Bignè fritti alla crema | Fino al 19 marzo | Pasticcerie |
| Grattachecca | Ghiaccio grattato con sciroppo | D'estate | Chioschi lungo il Tevere |
Orari dei mercati e prezzi indicativi rilevati a ottobre 2026.
Per saperne di più
Per pagare il conto senza sorprese (coperto, servizio, mancia), leggete la nostra guida pagare a Roma. Per mangiare bene senza spendere troppo, consultate Roma low cost, e per inserire un pasto al mercato nel vostro programma, il nostro itinerario Roma in 3 giorni.






